Il modello freemium è un modello di business che propone al cliente finale due o più varianti del prodotto distribuite a prezzi diversi.
Viene messa a disposizione una versione base del prodotto con funzionalità e caratteristiche limitate.
Per usufruire delle altre versioni, dette versioni premium che includono funzioni aggiuntive, l’utente deve pagare un determinato importo.
Questa tipologia di modello di business risulta particolarmente efficace se si ha la possibilità di “spacchettare” il servizio offerto in diverse caratteristiche e funzionalità.
Alcune di queste, come ad esempio il reader di Acrobat per la lettura di file .pdf, possono essere liberamente e gratuitamente scaricate.
Se invece si ha la necessità di editare o modificare il documento .pdf, tali funzionalità e strumenti devono essere acquistati (o scaricati illegalmente).
Questo modello, però, funziona molto bene con tutti quei servizi in cloud che non hanno bisogno di essere “fisicamente scaricati”.
Basti pensare a WordPress: chiunque può utilizzare il CMS gratuitamente ma, nel caso tu abbia la necessità di un dominio personalizzato, lo dovrai acquistare.
D’altronde siamo circondati da servizi digitali che adottano il modello freemium: applicazioni per lo streaming musicale, piattaforma di video editing, social network e via dicendo.
Freemium: il duplice modello, ecco come funziona
Anche Xiaomi è un modello freemium.
O quasi…
Diciamo che la vera innovazione della casa cinese produttrice di smartphone è stata proprio questa.
Monetizzare attraverso l’utilizzo del software anzichè con la vendita del hardware (device).
In pratica il modello di Xiaomi prevede l’accesso a pagamento a determinati servizi pre installati sul telefono ma solo con accesso preemium ovvero, pagando una fee mensile o annuale.
E’ un approccio altamente sfidante tanto quanto, a pensarci bene, lo è quello di Spotify (tra i tanti) che offre il servizio a pagamento “Ads free”.
Quindi ascolti la tua musica senza interruzioni se sei disposto a pagare.
Il concetto chiave di Xiaomi è stato, effettivamente, cercare di sviluppare il proprio business model su un asset non tangibile: quello del software.
Xiaomi fa quello che fanno Google e Facebook da sempre, trovare un modo per monetizzare sul nostro tempo, la nostra attenzione.
Basti pensare che nel 2020 la più piccola delle divisioni interne di Xiaomi, quella relativa agli Internet Services, è stata quella che più ha contribuito agli oltre 11 miliardi di entrate dell’intera azienda.
Molto più della vendita di smartphone stessi!
Vantaggi e svantaggi del modello
Così come altri modelli di business, il freemium presenta dei notevoli vantaggi lato cliente in primis.
Poter usufruire di un servizio in maniera gratuita senza limiti di tempo è l’evidenza principale di questo modello di business.
Ovvio che debbano essere strutturate delle strategie di monetizzazione tra le quali, il più diffuso e concreto, quello pubblicitario.
L’utente, inoltre, sottoscrive un contratto (Terms and Conditions) nel quale, solitamente, fornisce il proprio consenso a condividere con l’azienda fornitrice del servizio, i propri dati.
Questo è il classico “baratto” al quale sottostiamo ogni qual volta utilizziamo gratuitamente i servizi e funzionalità offerte da Facebook, Google e big companies del tech.
Ma il vero vantaggio di questo modello è la possibilità di far provare il servizio all’utente per poi farlo convertire nel tempo.
In pratica mi iscrivo ad un servizio, lo utilizzo con funzionalità ridotte, e poi un giorno, mi rendo conto di aver bisogno di tutti quegli strumenti e caratteristiche che sono incluse nel modello premium.
Non sempre accade però, è vero!
Proprio per questo motivo, un’altra alternativa è il modello opposto: ti faccio provare per N giorni la versione completa premium e poi inizi a pagare.
In questo caso, però, viene richiesto all’utente di inserire gli estremi della propria carta di credito in fase di sign up.
E anche questo aspetto non è molto carino per un’utente che non ha ancora provato il servizio e per quel senso di “diffidenza” che si prova quando dobbiamo fornire i dati della nostra carta ad uno sconosciuto.
Dipende, ovviamente, dalle esigenze e “job to be done” dell’utente e dal tipo di servizio o prodotto.
Nel mio caso, ad esempio, non posso fare a meno di applicativi quali Mirò, Mural, Zoom nelle sue complete funzionalità: sono gli strumenti con cui lavoro e di cui non potrei utilizzare la sola
funzionalità gratuita (ad esempio i minuti limitati di call su Zoom).
Esempi di piattaforme freemium
Oltre a Spotify, esempio più ricorrente e noto, ci sono anche altre aziende che hanno utilizzato una freemium strategy.
Tra queste Dropbox, piattaforma di archiviazione cloud, che offre un piano gratuito per un massimo di 2 GB di spazio, ma una quantità significativamente maggiore di spazio solo per gli utenti premium.
Mailchimp prevede un modello freemium se i tuoi contatti sono inferiori ai duemila e consente di inviare gratuitamente fino a 12000 mail al mese.
Evernote, famosa applicazione web prevede la versione gratuita fino a 250 “taccuini” e upload fino a 60 MB di contenuti esterni. Sempre con la versione gratuita è possibile la collaborazione in remoto e l’utilizzo della chat.
Optimizely è un potente strumento di analisi di siti web e suggerimenti per migliorarne l’esperienza utente.
Vi consente in maniera gratuita di valutare diverse funzioni essendo diventata da pocotempo una “digital experience platform”.
Hootsuite, infine, offre soluzioni personalizzate per il management dei propri canali social partendo da un servizio gratuito con 2 account social collegati, 5 messaggi pianificati ed un’unico utente admin.
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